Piccola guida allo storytelling - Lateraltraining

Piccola guida allo storytelling

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Come si costruisce una storia efficace?
Se, dal punto di vista teorico, la costruzione di un racconto passa per gli approcci ben strutturati della narratologia, è pur vero che esistono diversi riferimenti che, in qualche modo, condizionano oggi la progettazione e produzione di storie.

Senza scivolare nell’accademico, occorre sottolineare che un racconto si lega all’obiettivo che deve raggiungere, sia esso la costruzione di un mondo di valori che funga da esempio, sia esso il puro e semplice mondo dell’intrattenimento. Possiamo costruire grandi narrazioni a scopo terapeutico, o formativo, oppure utilizzarle per rafforzare l’immagine e l’identità di un’azienda. Possiamo riferirci al grande scaffale dei racconti universali tramandati come strumento di riflessione sui massimi sistemi, oppure realizzare noi stessi un universo nel quale far abitare e vivere i personaggi, immergerli in situazioni più o meno originali che possano incarnare il senso dell’esistenza, i suoi schemi, le sue gioie e i suoi dolori.

Una storia può riferirsi a campi semantici molto diversi. Può anche utilizzare linguaggi e mezzi espressivi molto differenti. ma, e questo per noi è un punto fermo, esistono alcuni elementi che, qualsiasi sia l’operazione che vogliamo fare, ricorrono sempre.

1 – una storia si riferisce a uno scenario, un contesto. Non parlo tanto dell’ambientazione cronologica, mi riferisco piuttosto a una dimensione dell’esistenza. Se pensiamo a un dramma di Shakespeare (tra le altre cose molto usato nel training) dobbiamo fare lo sforzo di immaginare una specifica epoca e, con essa, dei codici di comportamento, dei valori e dei rapporti tra le persone molto molto specifici. Le ambientazioni sono legate al tempo in cui la storia accade e al bagaglio di valori che un determinato periodo e un determinato luogo significano per chi ci ha vissuto o ci vive. Presente, passato o futuro che sia.

2 – una storia non esiste se non esiste uno scopo narrativo. Avete sentito, per molto tempo, legare la costruzione delle storie al cosiddetto viaggio dell’eroe, colui che parte da uno stato e che, dopo una lunga peregrinazione, raggiunge un radicale cambiamento che lo porterà a essere qualcos’altro, irreversibilmente e per sempre. Io vi propongo un’altra lettura. Una storia può avere diversi e tanti eroi, può avere anti-eroi, comparse e figure minori. Il cambiamento può essere dato non solo dal cammino personale di un personaggio, ma dall’insieme di uno scopo, dal saper disegnare la trasformazione di una situazione che passa dal problema alla sua soluzione anche in modo collettivo. Se pensiamo alle saghe di Tolkien e de Il Signore degli Anelli difficile individuare un unico eroe. Possiamo, però, senza dubbio affermare che si tratta di un grande racconto sull’eterna lotta tra il Bene e il Male.

3 – una storia ha bisogno di un punto di tensione drammatica. Possiamo anche ammettere che esistano alcune particolari narrazioni in cui non accade nulla. Vi ricordate il Deserto dei Tartari di Dino Buzzati, oppure il grande capolavoro di Samuel Backett Aspettando Godot. Direste davvero che non accade nulla? Se fosse così non avrebbe avuto senso costruire queste storie. Quello che accade, in verità, non si lega a una trama agita dai personaggi, ma a un percorso di cambiamento più intimo e filosofico; qualcosa, però, che diventa una riflessione sull’immobilità, sulla resistenza alla trasformazione, qualcosa che gli stessi personaggi vivono in senso dinamico. Il punto della massima intensità drammatica, il cosiddetto climax, è quando arrivati a fondo del problema si cerca una soluzione, una svolta. Sia essa in senso positivo o negativo.

4 – una storia ha bisogno di una soluzione. Se riusciamo a entrare in una narrazione è per trovare una via d’uscita e trattenere dentro di noi l’essenza più profonda del significato di quell’esplorazione. Quello che resterà, forse, sarà una memoria annebbiata rispetto alle informazioni e nozioni più didascaliche, ma dentro di noi continueranno a vivere gli esempi e i valori che quei racconti ci hanno lasciato. Uscire è fondamentale, come è fondamentale prefigurare una fine da cui, possibilmente, far partire (anche se più in senso personale) un nuovo inizio.

Una storia, alla fine, ha bisogno di voi.
Scrivere, o produrre una narrazione può avere un grandissimo valore terapeutico. Portate questi suggerimenti con voi, se avete spazio.
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